
Percorsi di preparazione mentale per che vuole eccellere nello sport: fighter, ciclisti, atleti e sportivi che vogliono smettere di combattere contro sé stessi e iniziare a lasciare che la performance accada
Il tuo corpo sa già cosa fare. È la tua mente che lo ferma.
Hai i round nelle gambe, o i chilometri o le giuste sequenze di movimento. La tecnica è pulita e l’allenamento è stato fatto. Poi entri in gara e qualcosa cambia.
Il battito sale, la visione si restringe mentre una voce interna inizia a commentare ogni gesto: “stai sbagliando la guardia”, “sei in acido lattico”, “quello ha un rovescio migliore”. Il corpo che in allenamento fluiva ora si muove a scatti, in ritardo, come se qualcuno avesse inserito un filtro tra l’intenzione e l’azione.
Timothy Gallwey lo ha formalizzato in un’equazione che ha cambiato il coaching sportivo mondiale:
P = p – i (Performance = potenziale – interferenza)
La tua performance in gara dipende da quanto del tuo potenziale riesci a rendere accessibile, sottraendo l’interferenza che la tua stessa mente produce.
La maggior parte degli atleti lavora ossessivamente sul potenziale (più tecnica, più forza, più resistenza) ignorando l’interferenza. Eppure è lì che si gioca tutto.

Il mio approccio: togliere interferenze, non aggiungere motivazione
Non lavoro sulla motivazione: durerebbe fino al primo momento di difficoltà reale. Lavoro sulle strutture mentali che generano l’interferenza e le rimuovo.
Gallwey ha identificato due voci interiori: il Teller (la voce critica, analitica, che vuole controllare ogni gesto) e il Doer (il corpo nella sua saggezza accumulata, la memoria muscolare costruita in anni di pratica). In allenamento il Teller ha un ruolo: analizzare, correggere. In gara deve sparire! Quando il Teller prende il controllo durante la performance, il risultato è rumore: come un direttore d’orchestra che smette di dirigere e inizia a suonare tutti gli strumenti contemporaneamente.
Il mental training lavora su questo: ridurre il volume del Teller perché il Doer possa fare ciò che sa già fare. Togliamo ciò che impedisce a quello che c’è di esprimersi.
Gli strumenti sono quelli della PNL applicata alla performance sportiva: visualizzazione e imagery motoria, gestione degli stati attraverso l’ancoraggio, ristrutturazione del self-talk, protocolli di concentrazione e focus, gestione dell’ansia e della pressione pre-gara.
Mi sono formato con Lapo Baglini presso PLS Coaching SRL, la stessa scuola da cui nasce “Dentro il Combattimento” (il manuale di mental training per sport da combattimento scritto da Luigi Nuti e Lapo Baglini, pubblicato nel 2026.)
Su cosa lavoriamo

Pressione e arresto sensoriale
Quando la frequenza cardiaca supera i 155 bpm, la visione periferica si riduce, l’udito si attenua, la mente si restringe attorno alla minaccia percepita. È l’arresto sensoriale: documentato in fighter, piloti militari, chirurghi. Il tuo campo visivo si chiude come un obiettivo che fa zoom e tutto ciò che non è direttamente davanti sparisce.
Il lavoro consiste nell’allargare la finestra: imparare a riconoscere i segnali della pressione prima che prendano il controllo, interpretare il battito accelerato come eccitazione utile anziché panico, e mantenere l’accesso alle abilità complesse anche sotto stress elevato. La familiarità è un antidoto alla pressione — e la familiarità si costruisce nella mente prima che nel corpo.
Per chi è: fighter che si bloccano in gara, atleti che performano meglio in allenamento che in competizione, sportivi che soffrono l’ansia pre-gara.

Stato di flusso
Csikszentmihalyi lo definisce come lo stato in cui le persone sono così prese in un’attività che tutto il resto smette di esistere. I fighter lo conoscono: il tempo rallenta o vola, le azioni escono senza essere “decise”, il corpo sa dove andare prima che la mente lo dica. Non c’è commento interiore. Non c’è giudizio. Solo l’azione.
Il flusso non è fortuna. È uno stato neurobiologico accessibile con le condizioni giuste: equilibrio tra sfida e abilità, motivazione intrinseca, attenzione al processo e non al risultato. Il lavoro consiste nel mappare il tuo profilo personale flusso vs pressione, identificare le condizioni che lo attivano e costruire routine che lo rendano ripetibile.
Per chi è: atleti che hanno toccato il flusso sporadicamente e vogliono accedervi con più frequenza, sportivi che sentono di avere un potenziale inespresso.

Visualizzazione e ancoraggio
La visualizzazione non è “pensiero positivo”. È allenamento neurale. Quando visualizzi un gesto tecnico con sufficiente dettaglio sensoriale (il suono, il peso, la sensazione del canvas sotto i piedi) il cervello attiva le stesse aree motorie che attiverebbe durante l’esecuzione reale. Stai costruendo familiarità senza usura fisica.
L’ancoraggio è il complemento: associare uno stato emotivo funzionale (calma, focus, aggressività controllata) a un gesto fisico che puoi attivare a comando. Condizionamento consapevole, lo stesso principio per cui un brano musicale ti riporta a un ricordo con tutta la carica emotiva di quel momento.
Lavoriamo sulla costruzione del tuo “Avatar”: il tuo sé da campione, accessibile prima e durante la competizione attraverso una routine di attivazione personale.
Per chi è: atleti che vogliono costruire una routine pre-gara efficace, fighter che hanno bisogno di accedere a stati specifici (calma, aggressività, focus) a comando.

Recupero mentale e gestione delle sconfitte
Una sconfitta non elaborata o un infortunio importante diventano un’interferenza permanente. Il cervello associa il contesto (la gara, il tipo di avversario, la situazione specifica) alla risposta di fallimento e la riproduce automaticamente la volta successiva. Lo stesso vale per un infortunio: il corpo guarisce, ma la mente continua a proteggere la zona colpita molto dopo che la struttura fisica si è ripristinata.
Il lavoro sul recupero mentale consiste nel separare l’evento dalla risposta emotiva associata, estrarre l’apprendimento utile e ristrutturare il ricordo in modo che diventi carburante anziché freno. Trasformiamo la sconfitta da sentenza in informazione.
Per chi è: atleti che tornano da un infortunio e non ritrovano la fiducia, fighter che portano in gara il peso di sconfitte precedenti, sportivi che vivono un calo di performance senza causa fisica evidente.
Da dove viene questo lavoro
Il mio approccio al mental training nasce dalla formazione come Licensed NLP Coach presso PLS Coaching SRL di Firenze, la scuola fondata da Lapo Baglini mental trainer( di atleti d’élite, dagli olimpionici di tiro ai professionisti di basket) e co-autore con Luigi Nuti di “Dentro il Combattimento: Mental Training per vincere sul ring, sul tatami, in campo” (2026).
La metodologia è la stessa: PNL applicata alla performance sportiva, neurobiologia della pressione, modello P = p – i di Gallwey, protocolli testati su fighter e atleti reali. Non è teoria importata dal mondo aziendale e adattata allo sport. È nata nello sport, sul tatami e sul ring, con le mani fasciate e il cronometro che corre.
Cosa non troverai
Non è motivazione. Non ti caricherò con frasi da poster prima della gara. L’effetto dura fino al primo colpo ricevuto. Il mental training lavora su strutture che reggono sotto pressione e non su emozioni temporanee.
Non è psicoterapia. Non tratto disturbi clinici. Se emergono temi che richiedono un supporto terapeutico, ti indirizzo al professionista giusto.
Non sostituisce l’allenamento. Il mental training riduce l’interferenza e amplifica l’accesso al potenziale. Ma il potenziale lo costruisci in palestra, con il tuo coach tecnico, sessione dopo sessione. Senza tecnica e preparazione fisica, non c’è niente da amplificare.
Su cosa si fonda
Licensed NLP Coach
certificato dalla Society of NLP, firmato da Richard Bandler e John La Valle
Master Practitioner in PNL
certificato dalla Society of NLP
Formato con Lapo Baglini
presso PLS Coaching SRL. mental trainer di atleti d’élite e co-autore di “Dentro il Combattimento” (2026)
Sportivo di lungo corso
Ciclista di livello agonistico per 10 anni e combattente di Sanda e Kick Box (5)
Autore
Libro Pragmatica della PNL, Harvard Business Review Italia, Il Sole 24 Ore (Nova) e Pensieri Densi su temi di neuroscienze, identità e comportamento organizzativo
Lo uso nella vita
Da papà grazie al mental training trovo la via per assicurarmi fisico, muscolatura e salute; con pratiche di allenamento sostenibile da me ideate, fuse a una dieta ad hoc
La prima sessione è una ricognizione
Non parto da un protocollo standard. Parto da te: cosa fai, dove gareggi, cosa succede nella tua testa quando la pressione sale… Da lì costruiamo il percorso.
