Opinion Piece nella rubrica Le Aziende InVisibili, all’interno della serie Prolegomeni al Manifesto del Pop Management diretta da Marco Minghetti
Scrivo per Le Aziende InVisibili, la rubrica ospitata su Nova del Sole 24 Ore e diretta da Marco Minghetti, all’interno della serie collaborativa “Prolegomeni al Manifesto del Pop Management”, un progetto editoriale che riunisce oltre duecento voci tra manager, ricercatori, formatori e professionisti attorno a una domanda: come si gestiscono le organizzazioni quando si smette di trattare le persone come risorse e si inizia a trattarle come persone?
I miei contributi portano in quel contesto ciò che conosco meglio: le neuroscienze applicate alla comunicazione, la psicologia cognitiva come strumento per comprendere le dinamiche relazionali in azienda, e il funzionamento del cervello come chiave per ripensare il modo in cui lavoriamo insieme.
Cos’è la Pop Community
La Pop Community è una comunità di pensiero nata attorno al lavoro di Marco Minghetti (saggista, consulente e pioniere dell’Humanistic Management in Italia.) “Pop” non sta per popolare nel senso di semplificato: sta per radicato nell’esperienza reale delle persone, accessibile senza essere banale, rigoroso senza essere accademico.
I Prolegomeni al Manifesto del Pop Management sono una serie di saggi collaborativi — oltre 200 al momento — in cui ciascun autore porta la propria prospettiva su temi come leadership, collaborazione, innovazione, storytelling, sensemaking ed engagement. Il formato è l’Opinion Piece: un saggio lungo, personale, documentato, che dialoga con i contributi degli altri autori attraverso un sistema di cross-referencing che rende la serie una conversazione continua.
Tra le voci della community: Roberto Veronesi, Giacomo Grassi, Federica Crudeli, Maurizio Carmignani, Paola Villani, Elio Borgonovi, Daniel Trabucchi, Luca Magni e decine di altri professionisti che portano prospettive diverse su come funzionano le organizzazioni quando le si guarda con gli occhi della complessità.

Il mio contributo: dove le neuroscienze incontrano il management
Il mio primo Opinion Piece (il numero 42 della serie, dedicato alla Collaborazione Pop) affronta un tema che attraversa tutto il mio lavoro: come funziona davvero la collaborazione tra persone, al di là delle dichiarazioni d’intenti e degli organigramma.
Il punto di partenza è neuroscientifico: la mente non è un elaboratore chiuso in una scatola cranica. È un sistema esteso che include il corpo, l’ambiente e le altre persone. La cognizione incarnata e la mente estesa (concetti sviluppati da Andy Clark, George Lakoff e Antonio Damasio) cambiano radicalmente il modo in cui pensiamo alla comunicazione in azienda: non è trasferimento di informazioni da un cervello all’altro, è un processo in cui i cervelli si modificano reciprocamente attraverso l’interazione.
Da questa premessa nascono le tesi che porto nel dibattito della community:
La collaborazione non è un valore. È una competenza neurocognitiva.
Dire “dobbiamo collaborare di più” è come dire “dobbiamo correre più veloci” a chi non si è mai allenato. La collaborazione richiede empatia cognitiva (non solo emotiva), capacità di calibrazione, assertività comunicativa e una gestione consapevole dei propri filtri percettivi. Sono competenze che si sviluppano, non atteggiamenti che si dichiarano.
Il ruolo scritto nella firma non è il ruolo reale.
In ogni organizzazione convivono tre ruoli: quello assegnato (la job description), quello esperito (ciò che la persona fa davvero ogni giorno) e quello manifestato (ciò che gli altri le riconoscono). Quando i tre divergono, nascono attriti. Quando convergono, nasce quella che chiamo la persona liquida, qualcuno che si muove tra i reparti portando valore dove il sistema ne ha bisogno, non solo dove l’organigramma lo prevede.
L’inclusione andrebbe ripensata come riconoscimento.
Includere qualcuno presuppone che ci sia un dentro e un fuori, e che qualcuno abbia il potere di decidere chi entra. Riconoscere qualcuno è un atto diverso: significa vedere l’altro per quello che è e per quello che porta, prima di decidere dove collocarlo.
Perché Nova e la Pop Community
Ho scelto questo spazio per una ragione precisa: la Pop Community è uno dei pochi luoghi in Italia dove il management viene discusso con profondità intellettuale e onestà. Non è una rivista accademica e non è un blog di consigli. È una conversazione tra persone che prendono sul serio la complessità delle organizzazioni e non cercano scorciatoie.
Il formato dell’Opinion Piece mi permette di portare la mia voce — personale, fondata sulle neuroscienze, radicata nell’esperienza quotidiana — in un contesto dove dialoga con centinaia di altre prospettive. Ogni pezzo che scrivo si aggancia a quelli degli altri autori e ne viene arricchito. È il tipo di scrittura che mi interessa: non monologhi, ma conversazioni a più voci su temi che contano.
I miei articoli
- Prolegomeni al Manifesto del Pop Management 42 – Collaborazione Pop — Neuroscienze della collaborazione, mente estesa, empatia cognitiva, assertività, il ruolo del riconoscimento nelle organizzazioni.
(Sezione in aggiornamento — i nuovi articoli verranno aggiunti qui man mano che saranno pubblicati.)
