Nella scola PLS Coaching dove ho studiato mi sono trovato spesso davanti a storie di persone dubbiose quanto si parlava ad esempio di fobie e PNL, anche gli stessi corsisti con me. Il meccanismo viene spiegato, la tecnica fatta vedere, abbiamo parlato di schemi per lavorarci. Poi si prende la persona più fobica in sala e si testa sul campo. Dopo due settimane, la persona torna senza fobia. Spesso la frase è: “Non credevo che fosse così, io mi aspettavo un percorso di anni.”
Non è un aneddoto motivazionale ma una scena che si ripete in aula, in studio, in consulenza, e ogni volta pone lo stesso problema: quando una persona che ha davvero un problema concreto entra in contatto con la PNL applicata, capisce presto due cose. Che gli strumenti esistono e che gran parte di quello che si legge in giro sul tema è disallineato con quello che gli strumenti fanno davvero.
La Pragmatica della PNL, il libro che ho scritto con Lapo Baglini per PLS Coaching, nasce esattamente da quel disallineamento. Non è un libro di teoria della PNL, non è una raccolta di frasi motivazionali, non è un manifesto sulla forza del pensiero positivo. È un manuale operativo, primo di una serie che PLS Coaching sta pubblicando sulla PNL applicata.

Cosa significa “PNL applicata”
La sigla PNL sta per Programmazione Neuro-Linguistica, una disciplina nata negli anni Settanta con Richard Bandler e John Grinder, e cresciuta poi in mille direzioni. Alcune di queste direzioni sono serie e verificabili. Altre sono diventate materiale da libro d’aeroporto, quelli in cui basta ripetersi tre frasi per svoltare la vita.
Con “PNL applicata” non intendo un ramo speciale della disciplina. Intendo un modo di rapportarsi ai suoi strumenti: partire dal problema, capirne la struttura, scegliere la tecnica adatta, applicarla, verificare il risultato. In quest’ordine.
Sembra un’ovvietà e non lo è: buona parte della divulgazione di PNL degli ultimi vent’anni ha invertito questa sequenza. Ha proposto la tecnica come promessa astratta, ha attribuito i risultati alla forza dell’intenzione o alla ripetizione di formule, ha lasciato al lettore il compito di trovare a quale problema applicare le tecniche imparate. Il risultato è prevedibile: chi legge quei libri sente di aver capito qualcosa, prova ad applicarlo, non funziona, si convince di non averci creduto abbastanza. Il problema non è la sua fede ma il metodo con cui gli è stato spiegato lo strumento.
Un manuale operativo di PNL fa il contrario: descrive il problema per come si presenta nella vita di una persona, mostra il meccanismo mentale che lo tiene in piedi, spiega la tecnica passo per passo, avverte cosa può andare storto durante l’applicazione, propone cosa fare quando la tecnica non funziona al primo tentativo. Questa sequenza è il minimo sindacale della credibilità professionale.
Come è strutturato il manuale
Il libro raccoglie dodici capitoli operativi, ognuno dedicato a un tipo di problema e agli strumenti che una scuola di coaching seria mette in campo per affrontarlo. La struttura di ogni capitolo è fissa e la spiego perché in un manuale è la struttura che fa la differenza, non il singolo esempio.
Ogni capitolo parte da una storia reale, con nome fittizio e dettagli non essenziali cambiati per proteggere la privacy della persona che ci è passata. La storia serve a due cose: ancorare il lettore a un problema riconoscibile e mostrare come il problema si presenta prima ancora che qualcuno lo definisca in termini clinici.
Dopo la storia arriva il meccanismo. Che cosa sta succedendo dentro la persona quando la sua fobia si attiva, quando una sua convinzione la blocca, quando un suo comportamento automatico prende il sopravvento. Il meccanismo va capito prima di intervenire, perché intervenire senza capire produce dipendenza dal trainer.
Poi arriva la tecnica, presentata come protocollo passo per passo. Non come descrizione impressionistica, non come formula, ma come procedura verificabile: cosa fai prima, cosa fai dopo, cosa osservi, come capisci se sta funzionando.
Ogni capitolo si chiude con esercizi organizzati su tre livelli di difficoltà crescente e con una sezione dedicata a cosa fare quando la tecnica non funziona al primo colpo. Questa sezione è, per me, la più importante del libro. La stragrande maggioranza della letteratura di crescita personale non la contempla. È come se una scuola di guida promettesse di insegnare a guidare senza mai spiegare cosa fare quando il motore si spegne a un incrocio.

Chi lo troverà utile (e chi no)
Provo a essere onesto sul target, perché anche questo fa parte del metodo.
La Pragmatica della PNL è pensato per chi ha un problema specifico, riconoscibile, e vuole strumenti concreti per lavorarci. Una fobia, una convinzione limitante che ha già identificato, un comportamento automatico che sabota le sue relazioni o il suo lavoro, un ricordo che continua a pesare in modo sproporzionato. Il libro serve anche a professionisti che lavorano con le persone, coach, formatori, consulenti, che vogliono un manuale ordinato di riferimento.
Non è utile a chi cerca conferme sul fatto che si può ottenere tutto senza fare fatica. Non è utile a chi cerca un libro da leggere in poltrona per sentirsi meglio senza applicare nulla. Le tecniche descritte sono tecniche vere, richiedono un lavoro reale, e producono risultati proporzionati all’impegno che ci si mette. Chi cerca la scorciatoia sarà deluso, e mi sembra corretto dirlo prima.
Un’altra categoria a cui il libro non parla, per scelta editoriale, è quella dei terapeuti clinici che lavorano su patologie strutturate. La PNL applicata non è psicoterapia, non pretende di sostituirla, e su alcuni quadri clinici l’intervento appropriato è quello di un professionista della salute mentale, non quello di un coach.
Il progetto editoriale di PLS Coaching
Il libro è il primo di una collana pensata per accompagnare l’attività didattica di PLS Coaching, la scuola di formazione e coaching fondata da Lapo Baglini a Firenze e attiva dal 2010. Lapo è coautore di questo primo volume e ne è, per esperienza clinica accumulata, l’autore principale. Io ho contribuito a strutturare il materiale, a lavorare sul metodo espositivo, a curare la parte editoriale.
La scelta di pubblicare come casa editrice (PLS Coaching S.R.L.) e non tramite un editore terzo è deliberata. Ci permette di controllare interamente la fedeltà del testo al metodo che usiamo in aula, di scegliere una struttura da manuale operativo anziché da libro divulgativo, e di aggiornare il materiale nelle prossime edizioni sulla base del feedback dei lettori e dell’esperienza di studio.
Chi vuole capire chi sta parlando ha a disposizione la scuola stessa come referenza professionale: una realtà che opera dal 2010, certificata dalla Society of NLP di Richard Bandler, che tiene corsi in aziende, in contesti sportivi, nella formazione personale. Non è una pubblicazione di esordio: è la messa in forma scritta di un metodo di lavoro che ha oltre quindici anni di applicazione documentata.

Una nota sul come, e sul perché adesso
Chiudo su una domanda che è comparsa nell’ultimo capitolo del libro e che è, secondo me, la domanda giusta con cui uscirne. La PNL funziona davvero? La risposta non è un sì né un no, ma una condizione.
“La PNL non funziona come tecnica magica, e non funziona come autoconvinzione travestita. Sui problemi per cui è disegnata, e nei modi in cui è disegnata, funziona.”
Ho scritto questo libro adesso perché il rumore intorno al tema è aumentato negli ultimi anni, mentre la qualità della divulgazione è calata. Servivano, mi sembrava, un manuale che dicesse cosa la PNL fa davvero, come lo fa, e in che casi. Se questo manuale sarà utile lo scoprirò dai lettori, non dai passaparola generalisti. Come ho scritto nella postilla finale, l’unica testimonianza che davvero conta è quella che il lettore si dà da solo dopo aver messo in pratica anche una sola tecnica.
Il libro è disponibile in formato cartaceo e in edizione Kindle.
